costumi

Eleonora Sorri

 Daniela Ortolani

 

allestimento scenico

Vanessa Mantellassi

Michele Signori

 

elementi scenici

Elena Sardelli

Danilo Carignola

 

regia

 Alessandro Riccio

 

scritto da

Giacomo Galletti

 

percussioni

Alessio Riccio


aiuto regia

Alessandro Cevenini

 

produzione

Davide Morena

 

TURANDOT è Chiara Ciofini

KALAF è Daniel Dwerryhouse

PRIMO MINISTRO  è Alessandro Riccio

MACON è Daniele Favilli

 

LIU' è Piera Dabizzi

SECONDO MINISTRO  è Livia Maddalena

ORACOLO è Flora Barbierri

 

 

BOIA è Giorgio Schirripa

 

 

 

COSTUMI E SCENOGRAFIA

 

 

LA STORIA

L’Incantata Pechino è inondata del sangue dei notabili dell’Impero Cinese. Loro unica colpa è desiderare Turandot, algida Regina d’Oriente: sua è la suprema bellezza dell’Infinito, mai ella lascerà che vile essere umano intacchi la sua perfezione. Dall’alto della sua maestà, Turandot lancia la sfida: risolvere tre enigmi suggeriti dal Respiro del Drago. Chi riuscirà, siederà sul trono della Cina e potrà avere lei in sposa. Ma chi fallirà, cali la testa al cospetto del boia. E così rotolano per le vie della Capitale le teste dei pretendenti, che la brama di potere e la bassezza morale rendono incapaci di fronteggiare la contesa. Solo Kalaf, principe in esilio e in cerca di riscossa, possiede il potere per afferrare l’Assoluto e far sua Turandot. Nascosta nel petto egli porta l’arma che sgretola gli Imperi e che uccide gli dèi: l’amore.

 

La sfida tra Kalaf e Turandot è la sfida tra l’umano e il divino, tra la passione devastante e la gelida trascendenza. Una sfida che ammette due soluzioni: entrambi sconfitti, o entrambi vincitori. Perché il destino del mondo, terreno o celeste che sia, ruota attorno all’Amore, signore e padrone di tutto.

 

UNA NUOVA MESSA IN SCENA  

Il mito di Turandot rivive, attraverso il testo originale di Giacomo Galletti, nelle fattezze della splendida Chiara Ciofini diretta ancora una volta da Alessandro Riccio. Accanto a lei diversi volti del panorama fiorentino: Daniel Dwerryhouse nei panni di un Kalaf irruente e indomito, incarna un ideale di eroe fuori dal tempo, di animo puro e temperamento ardente; lo accompagnano i suoi fedeli servitori: la soave e devota Liù (Piera Dabizzi) e l’esuberante e giocoso Macòn (Daniele Favilli). 

 

Due ministri sopra le righe, il boia cruento, l’oracolo avvolto nel mistero, fanno da magica cornice a questa inedita versione di un personaggio ormai saldamente ancorato all’immaginario collettivo: Turandot nasce infatti tra le pagine de Le Mille e Una Notte, per incarnarsi successivamente nella versione teatrale che Carlo Gozzi ne fece nel settecento; tragedia con Schiller (1802) e commedia amara con Bertold Brecht, Turandot deve comunque la sua planetaria popolarità all’Opera omonima che Puccini compose nei primi del 900.

 

Il testo di Giacomo Galletti dà alla storia nuova luce, tenendo presenti tutti gli illustri precedenti ma ricercando e trovando una sua estrema originalità.

La forza visiva di Alessandro Riccio ne è perfetto compendio al fine di evocare una Cina incantata e mitologica, quella dei sogni degli occidentali piuttosto che della ricostruzione storica.

 Il tutto finemente impreziosito dalle atmosfere sonore di Alessio Riccio, impegnato da anni in un percorso di riscoperta della musicalità primordiale attraverso la scultura sonora, e dai costumi di Eleonora Sorri e Daniela Ortolani, magnificenti drappi fiabeschi che sono essi stessi una presenza viva sulla scena.