STENTERELLO NELLA STORIA

 

Dalla sua nascita, la maschera di Stenterello è stata interpretata da moltissimi attori.

 

Per quanto Del Buono avesse inventato un autentico carattere, 

ci sono molti dubbi sul fatto che Stenterello possa essere preso alla stregua di Arlecchino o Pulcinella, 

perché è una maschera che si modifica e si adatta ai fatti del momento.

 

Qui di seguito i più noti interpreti di Stenterello, 

dal suo creatore Luigi Del Buono a Alessandro Riccio.

 

 

LUIGI DEL BUONO

 

Piccolo di statura, magro, di carnagione giallastra ma non difettoso nella persona. Fronte spaziosa. Naso prominente. Uomo ingegnoso e costumato.

 

Del Buono faceva uno Stenterello non scurrile, allegro, non cinico e salace. Voleva raffigurare un popolano fiorentino, della più infima e grama classe che, sbattuto da ogni avversità, oppresso da ingiustizia, trova sempre la forza di ridere, di fare il bene, di essere superiore alla più inclemente fortuna.

 

Creò dal nulla il personaggio di Stenterello, interpretandone la storia sui palcoscenici di tutta Firenze. Ne disegnò la figura e il costume, una palandrana lunga fino al ginocchio, le calze a strisce e l'appellativo POSA-PIANO ricamato sulla veste, insieme alla bottiglia e al numero 28 (n. dei becchi), copricapo a tricorno e lungo codino.

 

Carattere furbo del popolano arguto, libero, irriverente, pronto alla finzione e al compromesso quando c'è da trarne vantaggio. Chiamò Stenterello la sua creatura forse guardandosi allo specchio e vedendosi piccolo, sparuto, magro e segaligno (di chi vive di stenti...).

 

 

 

 

LORENZO CANNELLI (in scena nel 1855)

 

Discepolo di Del Buono acquistò da lui abiti e manoscritti.

 

Accusato di fare uno Stenterello troppo volgare, per questo motivo venne soprannominato Stenterello Porcacci.

 

Recitava a teatro Borgognissanti. Era il più sboccato di tutti e non erano infrequenti le impertinenti allusioni al Granduca Pietro Leopoldo, tanto che spesso gli spettacoli erano sorvegliati da gendarmi che talvolta arrestavano l'attore quando troppo insolente, portandolo a passare la notte nelle carceri del Bargello.

 

(Aneddoto: una sera, prima di cominciare la commedia, venne alla ribalta come se avesse da fare una grande rivelazione. Rivoltosi serio al pubblico disse: "Avverto il rispettabile pubblico che in Firenze vi sono 3 Stenterelli: Piazza Vecchia primo, Leopoldo secondo e Borgognissanti terzo". Le risate e gli applausi furono senza fine, ma la commedia fu senza principio perché fu arrestato per la sua allusione troppo trasparente al sovrano).

 

Fu per la sua interpretazione che il poeta satirico Giuseppe Giusti disse:

 

"Zitto, l'equivoco di Stenterello,

che sa di bettola e di bordello..."

 

 

 

GAETANO CAPPELLETTI

Nel 1819, all'età di 68 anni, il Del Buono già pensa di ritirarsi. Vende ad un altro attore, a Gaetano Cappelletti, volterrano, la privativa di alcune commedie del suo repertorio. Questi il contratto stipulato tra i due in data 20 marzo 1819 :

 

"In virtù della presente obbligazione apparisca qualmente io infrascritto Gaetano Cappelletti ho contrattato e fissato N. 4 Spartiti manoscritti di Commedie col proprietario Luigi Del Buono, e ho convenuto pagargli all' istante che gli consegnerà, zecchini ventisei fiorentini in tutti; quali sono intitolati: "La Favola del Diavolo Maritato", "Fiorlinda e Ferrante principi di Gaeta", "Il padre giudice del proprio figlio", e "La Turai, e l' Europea". avendoli io comprati con gli appresso patti cioè:

 

1.Mi obbligo a non recitare dette Commedie in Firenze da questa epoca allo spazio di tre anni avvenire qual'ora non avessi la di lui approvazione in iscritto, e contravvenendo, dovrò pagarli la penale di zecchini dieci p. ciascheduna Commedia.

 

2. Mi obbligo tenere ben custoditi i detti spartiti acciò non ne passi in altra mano veruna Copia, e in caso che ciò seguisse o per mia volontà, o per mia poca vigilanza sopra di essi, ed ancorché ne fosse mutato il Titolo, mi obbligo cadere nella penale di zecchini venti per ciascheduno dei medesimi, e questa penale sia valida per lo spazio di anni cinque a venire, e ciò per non pregiudicare ad una collezione che il suddetto ha volontà di stampare entro detto tempo.

3. Mi obbligo inoltre di conservare sotto perpetuo silenzio di avere io acquistati i detti libri dalla mano del suddetto non volendo egli scomparire presso tante persone alle quali esso gli ha sempre costantemente negati, ed intendo e voglio che la presente obbligazione habbia forza e vigore in ogni Stato e Governo, obbligando la mia persona e beni etc, et in fede Gaetano Cappelletti, Mano propria."

 

 

 

 

AUGUSTO BARGIACCHI (in scena nel 1855)

Interpreta Stenterello a metà del 1800 e ne abbiamo notizia grazie alla testimonianza dei fratelli De Goncourt. 

Viene messo in una luce molto interessante, perché sembra che abbia preso dall’eredità Del Buono quella intelligenza recitativa, che faceva di Stenterello una figura ben superiore alla macchietta.

Recitava al teatro Leopoldo e sembra avesse intuito il filone più autentico della “maschera”, quello che poi sfocerà nella linea dei grandi comici italiani, indicata come petroliniana (quella che vedrà in Petrolini il massimo esponente).

Ecco ciò che scrivono i due fratelli a proposito del Bargiacchi:

“ A questo teatro c’è uno Stenterello diverso dal grosso Cannelli: uno stenterello magro, nervoso, dalle dita rattrappite, dalle guance febbrili, rabbioso, in cui il malumore delle mani e della maschera scoppia in modo divertente. Una comicità un po’ triste, ma l’attore è bravo, e sente perfettamente il suo mestiere; un comico originale, tutto fiorentino, che non ride, ma le cui espressioni, smorfie, effetti di voce sordi, volubilità di parole, e contorsioni eccentriche del corpo strappano le risate. Nella bocca dello Stenterello di questo teatro, Bargiacchi, vi è lo spirito buffonesco o maliziosamente ambiguo. […] Durante gli intermezzi al teatro, Bargiacchi lo Stenterello canta una specie di buffe lamentele, su arie di chiese piagnucolose, che fanno dimenare il pubblico dalle risate. Una delle caratteristiche dello Stenterello è quella di essere sdentato, illusione che ottiene mettendosi un pezzettino di taffettà nero sui denti davanti. Qualche volta lo Stenterello si mostra come scheletro, con i fianchi e il bacino ricamati in bianco su una maglia nera, travestimento che produce un grande effetto sui vivi in sala”.

Commedie scritte dal Bargiacchi: "Stenterello sensale,corista e poeta"; "Il reo in carrozza e l'innocente in galera";"Il trionfo dell'amore".

 

 

 

AMATO RICCI

Recitava alla Piazza Vecchia. Si dice ha abolì il codino dalla maschera anche se la caricatura che lo rappresenta ci mostra il codino ben in vista.

Beniamino dei fiorentini per il suo modo simpatico di recitare e di dire barzellette e frizzi pulitamente, senza le sguaiataggini di altri suoi colleghi, facendo ridere per la sua spontaneità e le mosse curiose e originali.

Perfino il Granduca andava qualche volta a sentirlo.

 

 

 

 

 

RAFFAELE LANDINI (1823-1884)

Favorito dalla pingue figura si atteneva alla caratterizzazione del personaggio. Non faceva mai il pagliaccio né il becero.

 

Non gli sfuggiva un gesto smodato né una parola meno che conveniente. Ebbe come il Ricci la fortuna di vedere per 30 anni accorrere al Borgognissanti un pubblico affollato e sceltissimo. 

 

Era la simpatia dei fanciulli. Parlava di Amato  Ricci come d'un maestro nell'interpretare Stenterello ma non lo seguì nel costume che mantenne sempre con il codino.

 

 

 

 

LODOVICO CORSINI

e suo figlio ALCESTE CORSINI

Alceste promosse Stenterello fino al rango di primo attore.

 

Recitava in frac e con il volto truccato.

 

Morì nel 1895.

 

 

 

 

ZANOBI BARTOLI (in scena nel 1895)

Oltre ad aver interpretato la maschera di Stenterello  si è anche cimentato nella scrittura di testi

 

 

Sono giunte sino a noi le seguenti “stenterellate”:

"Stenterello stampatore, usciere comunale ed esattore delle tasse (anno 1870) "Stenterello agente d’affari, in Milano impresario teatrale" (1871)

"Stenterello pizzicagnolo in Roma" (1871)

"Stenterello spaventato dai letti che volano"

"Il morto resuscitato"

"Stenterello imbrogliato da un facchino della ferrovia"

 

 

 

ANDREA NICCOLI

Interpretò Stenterello alla fine dell'Ottocento.

Prima di lui il costume era “Giubba a lunghe falde di colori vivaci su una sottoveste di colori altrettanto vivaci e contrastanti, calzoni corti e neri, calze variamente colorati, a righe e a scacchi, l’una diversa dall’altra; lucerna alta con fregio; parrucca e codino".

 

Con Niccolai la lunga giubba fu quadrettata, la lucerna divenne più piccola, gli scarpini si trasformarono in comuni scarpe nere e le calze, sempre variate nel disegno e nei colori, furono tutt’e due eguali.

 

Sostituì Alceste Corsini alla sua morte.

 

 

 

VASCO SALVINI (in scena dal 1925 al 1930)

Il suo Stenterello ha calcato il palcoscenico del Teatro Nazionale 

in Via dei Cimatori e del teatro ormai scomparso delle "Logge del Grano"

 che si trovava in via dei Leoni (ex "Capitol").

 

 

MARIO FANFULLA (in scena nel 1972)

 

Attore di varietà. 

Ultimo Stenterello al Piccolo Teatro di Firenze.

Utilizzò il costume del figurino originale di Del Buono.

 

 

 

 

 

MARCO VENIENTI

 

Nel 2006 ha interpretato il ruolo di Stenterello 

nello spettacolo "La Maschera di Firenze" messo in scena

 al Teatro della Pergola dalla compagnia PANTA REI.

 

Nello spettacolo la figura di Stenterello, pur mantenendo la sua comicità innata, acquista una valenza sociale, 

diventando anche un denunciatore di ingiustizie 

oltre che una maschera da intrattenimento.

 

 

 

GIOVANNI CASINI RAGGI (in scena dal 1979)

Figlio e nipote di filodrammatici, dal '39 al '50 passa le domeniche con i parenti che recitano.

Il nonno, Lorenzo Buti, recitava spesso Stenterello, appreso dall'esempio e dalla scuola di Vasco Salvini.

 

Il suo Stenterello è classico, vivace; il fiorentino che non si riguarda a dire ciò che pensa; che sia dominatore o perseguitato è spesso becero, ma mai volgare.

 

Casini Raggi ha recitato in: Le 99 disgrazie di Stenterello, Cenerentola, I due Stenterelli gemelli, Stenterello in Pretura, Stenterello e il Granduca, Ginevra degli Almieri, Stenterello detto Don Checco re dei disperati, Stenterello servitore di due padroni (da Goldoni), Stenterello servitore a Firenze e Signore a Parigi (da Mariveaux).

 

Neuropsichiatra infantile dirige l'associazione teatrale "Patatrac" formata prevalentemente da personale sanitario, che opera per il bambino malato.

 

 

 

GINANNINI

Attore comico fiorentino che ha lavorato anche al fianco di Totò e Benigni, è uno degli ultimi interpreti "storici" di Stenterello.

Ne mise in scena una sua versione al Teatro Niccolini nel 1991.

 

ALESSANDRO RICCIO (in scena nel 2008)

 

Interprete dello spettacolo "C'è Del Buono in Stenterello", porta la maschera sui toni tipicamente fiorentini e buffoneschi.

 

Dal fisico asciutto e teso, lo Stenterello di Riccio è sciocco ma anche vendicativo e burlone.

 

Perde la lentezza che era innata nel personaggio di Del Buono (che portava scritto sul costume  la scritta"posapiano") e diventa un personaggio dinamico e inarrestabile.

 

Il costume è scomposto: la giacca è più lunga da una parte, come il gilet, i paramani della giacca sono diversi da loro, per ottenere un aspetto disordinato e buffo.