KATIA PEPE

costumista

 

 

 

 

 

I costumi per lo spettacolo

"C'è Del Buono in Stenterello"

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"...prendendo come base l’iconografia originaria del personaggio, 

dalla corporatura smagrita e l’abbigliamento di stile settecentesco, composto da giacca blu, sgargiante panciotto giallo e calzoni neri, ho voluto rendere esplicito, nell'abito di Stenterello, il contrasto tra i vari aspetti del suo carattere, peculiarità del personaggio e fulcro della sua comicità.

 

 La giacca dal tessuto grigio opaco ad effetto scamosciato si oppone al più ricco panciotto di raso lucido a righe gialle, in cui compare il giglio, simbolo di Firenze;

i calzoni neri contrastano con l’accesa policromia delle calze, spaiate tra loro.

 

Elemento bizzarro sono paramani e gale posteriori della giacca in tessuto diverso,

 a motivo patchwork che rimandasse al costume di Arlecchino, la più nota delle maschere popolari; il tutto reso ulteriormente bislacco dalle diverse dimensioni e lunghezze degli abiti e dei loro elementi quali maniche, orli, abbottonature..."

Il bozzetto per il costume di Stenterello

 

 Se il personaggio partorito da Del Buono prende ispirazione dall’esaltazione di gesti e linguaggi del popolo

 che ha intorno e di cui fa parte, così il costume ne porta all’eccesso le caratteristiche dell’abbigliamento.

 

 

 

 I costumi degli attori e dei personaggi popolari dello spettacolo, 

come quello di Luigi Del Buono stesso, rappresentano la base dell’idea costumistica "stenterelliana" 

e, in genere, dei personaggi del secondo spettacolo.

 

Luigi Del Buono

Verginea, la prostituta

Faustina

 

Per gli abiti di Del Buono, di Faustina, di Verginea, delle altre comparse di bassa estrazione,

 le fonti iconografiche cui mi sono ispirata fanno parte dei numerosi dipinti e

 stampe settecentesche di soggetto popolare o regionale, 

ad opera di artisti italiani e stranieri quali Pietro Longhi, Giacomo Ceruti, Antonio Bicci, Jean-Baptiste Greuze,

 Jacques Grasset de Saint-Sauveur. 

 

Per i personaggi della commedia, 

ai filologici tessuti poveri quali lana, lino, cotono dai colori della terra, 

ho voluto aggiungere particolari in stoffe dai colori più accesi come rosso, 

blu, giallo e verde e indumenti in accostamenti insoliti, quasi ridicoli, per esprimere 

l’allegria e l’ottimismo che, nonostante le miserevoli condizioni,

 contraddistingue il popolo fiorentino e del quale la maschera di Stenterello si appropria.

 

 

 

Agli antipodi dello stile dei costumi popolari e "stenterelliani" 

si collocano quelli che i personaggi della commedia indossano 

durante la messa in scena del dramma amoroso che apre lo spettacolo.

 

 

La concezione di questi ultimi risale alla situazione costumista 

del teatro italiano settecentesco, immediatamente precedente 

all’invenzione della maschera fiorentina.

 

 

Nel secolo in cui la tradizione della Commedia dell’Arte 

stava ormai perdendo la sua forza vitale: 

come per i soggetti e le interpretazioni teatrali, 

anche per quanto riguarda l’abito di scena le caratteristiche 

esteriori degli abbigliamenti rimangono ancorate 

agli stilemi che si erano definiti alla fine del Seicento. 

 

 

L’atmosfera il dramma amoroso è quella degli idilliaci dipinti 

di Jean-Antoine Watteau, popolati di personaggi rappresentanti 

le maschere della Commedia italiana e degli affreschi e tavole d’impronta carnevalesca di Gian Domenico Tiepolo. 

 

 

Abiti che mescolano caratteristiche costumistiche settecentesche 

a dettagli cinquecenteschi e seicenteschi di dimensioni esagerate, ùtessuti preziosi eccessivamente luminescenti e cangianti 

come velluti cinigliati, rasi e taffetà, colori sgargianti e fluorescenti, 

sono stati scelti appositamente per rendere l’idea di un mondo artefatto, infantile, pomposo, affettato, 

all’opposto della disordinata semplicità che contraddistingue 

lo stile del secondo spettacolo.

 

 

In linea con l’inclinazione di Del Buono prima della svolta, 

incapace di accettare ogni sfaccettatura del suo carattere, 

gli abiti di ciascun personaggio del primo spettacolo

 sono contraddistinti dalla monocromia.

 

Discorso a parte per i "nemici di Del Buono", ovvero il giornalista Severo Alberti e lo strozzino Giovanni Grilli. 

 

I loro abiti s’ispirano, in contrapposizione ai costumi popolani, alle raffinate stampe di moda dell’ultimo decennio del Settecento e i primi tre anni dell’Ottocento. 

L’elegante e ben modellato

cappotto nero dello strozzino è reso sinistro,

 mediante l’aggiunta di paramani e mantelline sovrapposte una sull’altra, in tessuto nero lucido, rigido che producesse nel movimento un rumore insopportabile.

Il bozzetto per il costume dello strozzino.

 

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"C'è Del Buono in Stenterello"