CIMITERO DEGLI INGLESI - FIRENZE

 

ANTOLOGIA DI SPOON RIVER

di Edgar Lee Masters

 

 

 

regia

ALESSANDRO RICCIO

 

 

Un testo classico della poesia americana

in una suggestiva ed unica messa in scena.

 

Le voci di coloro che non ci sono più

parlano per un pomeriggio ancora

per raccontare le loro storie ed i segreti più intimi.

 

 

Una piccola cittadina americana

raccontata dagli epitaffi 

scritti sulle tombe del piccolo cimitero

che si trova sulla collina.

 

 

Vite raccontate in pochi versi che sanno trasmettere le angosce e i desideri di coloro che adesso giacciono sotto la terra umida.

 

 

Ritratti semplici, narrati con poche parole, evocative di un mondo che non esiste più,

Anime che vivono di ricordi pieni di vita e saturi delle stesse emozioni

che in vita vibravano con intensità nei loro cuori.

 

 

 

Gli attori, sparsi per il giardino, accostati alle scenografiche tombe del Cimitero degli Inglesi,

ripetono la loro storia per un intero pomeriggio al pubblico che,

silenzioso e affascinato, si muove negli angusti vialetti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Avere per un'altra volta ancora un interlocutore che ascolta silenzioso ed attento il proprio dramma è l'occasione per le anime di Spoon River di aprirsi completamente, senza celare più i dolori e le paure più profonde, in un confronto reale e sincero

 

 

Il trucco e i costumi si fondono perfettamente con i colori delle tombe.

Bianco, grigio, polvere, terra. Sugli abiti, sui volti.

A ribadire che i morti diventeranno le tombe stesse che li contengono,

e per trasformarsi in terra e piante.

 

 

fotografie

Giuseppe D'Ambrosio

 

 

Personaggi ed interpreti

 

Direttore Whedon - Alessandro Dattolo

Reuben Pantier  - Alberto Brusco

Walter Simmons - Andrea Pasquariello

Sonia la Russa – Anne Henriot

Lucinda Matlock - Beatrice Tonelli Dattolo

Sara Brown - Beatrice Martini

Signora Kessler – Costanza Marrapese

Amelia Garrick – Cristina Bonaiuti

Robert Davidson – Lino Cavallin

Paoline Barrett – Lisa Valiati

Lillian Steward - Martina Perini

Harmon Witney - Martina Tarducci

Searcy Foote – Massimiliano Racito

Signora George Reece – Orietta Pancani

Elsa Wertman – Paola Foti

Washington Mcneely – Paolo Lemmi

Dora Williams – Rosalba Visca

Signora  Merrit – Silvia Sottili

 

 

 

 

 

 

 

Due gallerie di immagini realizzate

dal fotografo Saverio Pepe montate in video

 

 

 

 

 

 

RECENSIONE di Tommaso Chimenti

 

FIRENZE – Non sono soltanto morti i defunti dello "Spoon River" targata Alessandro Riccio, che nel frattempo si è tagliato i lunghi capelli. Sono anime perse e disperse che affrontano un nuovo supplizio, una pubblica confessione delle loro esistenze, davanti a sconosciuti riportano i fatti, quello che erano, quello che sono stati. Riccio, come in occasione del Mese Mediceo, fa conoscere ai fiorentini un altro pezzo della loro città, aprendo le porte del Cimitero degli Inglesi. La sensazione fa contrasto: sotto le macchine sfrecciano in cerchio, come squali attorno all’isola deserta, i rombi, i clacson, i fari, le ruote, sopra, più in alto, metaforicamente e fisicamente, sulla collina dove riposano ossa e storie, centinaia di persone ascoltano vicende lontane, sempre vicine, attuali. Come a cercare una nuova assoluzione, una seconda chance che la vita, condannandoli, non gli ha concesso.

Hanno capelli bianchi e arricciati, crespi e sporchi, terra sui vestiti, foglie dappertutto, sotto le unghie, sulla pelle, sono scalzi e bianchi, devastati nel fisico e nella mente e ripetono ossessivamente, autisticamente, come giradischi incantati, la loro storia, la loro versione dei fatti.Si vogliono spiegare, chiedono un’altra opportunità per placarsi, per trovare quella serenità negata anche dall’eternità. E’ un manipolo di attori forgiati dallo stesso regista fiorentino, affiatati, puntuali, vigili, presenti, attenti, senza sbavature, molto umani e carichi di pathos. Si sono scelti il personaggio, lo hanno fatto loro, lo hanno caratterizzato, hanno ricreato un piccolo mondo antico fatto di oggetti attorno a sé, attorno a quella bara di marmo che si sono scelti.
Queste anime cercano la pace, ti guardano negli occhi chiedendoti aiuto, conforto, solidarietà, vicinanza umana, implorano comprensione. Stanno aggrappati alle lapidi del Cimitero degli Inglesi (ingresso gratuito, offerta libera a favore della suora che custodisce le tombe), ultima loro ancora e salvezza, appiglio, scoglio, rifugio, come funghi sbucati sotto i cipressi dopo una lunga pioggia, come crisantemi, come asparagi che la sera prima non avevano visto la luce. Dalla terra sono tornati, sono spuntati per un’ultima arringa alla vita che non li ha arrisi, ma troppo spesso derisi, annichiliti, annientati. Come non sentirsi complici dei loro destini, come non sentire un filo comune tra il paese sulla collina cantato prima da Lee Masters e poi da De Andrè, come non riuscire a sentirsi parte di un tutto, dei lutti, degli amori, degli abusi, delle tragedie che la vita come deriva porta con sé. Il progetto di Riccio prende spunto dallo Spoon River che il regista Riccardo Massai (dove lo stesso Riccio era tra gli attori) mise in essere al cimitero dell’Antella prima e successivamente nel camposanto della chiesa di San Miniato a Monte, al Piazzale Michelangelo. Progetto che nell’ottobre prossimo verrà ripetuto e riproposto in contemporanea in quattro città toscane. Alle sei suona la campanella dell’uscita, ma ci piace pensare che i morti, quelli veri sotto terra, quelli della finzione scenica e teatrale, i vivi che hanno affollato, con il sole e con la pioggia decadente l’aiola rialzata in piazza Donatello, abbiano trovato il modo per ricordare le 17.58 del 23 maggio 1992: la strage di Capaci.

 

 

 

 

 

IL CIMITERO DEGLI INGLESI A FIRENZE

 

Nel 1827 la Chiesa Evangelica Riformata Svizzera acquistò un terreno fuori dalle mura trecentesche, vicino a Porta a Pinti per realizzare un cimitero internazionale ed ecumenico.

Prima di allora i non Cattolici e non Ebrei

che morivano a Firenze potevano essere sepolti solo

 all'antico Cimitero degli Inglesi di Livorno.

 

Carlo Reishammer, giovane studente di architettura, disegnò quello che venne chiamato il Cimitero degli Inglesi, costruito su una montagnola. Giuseppe Poggi gli diede la sua attuale forma ovale quando nel 1865, demolì le mura e creò

i Viali di Circonvallazione, ideando l'ovale di Piazza Donatello con l'isola cimiteriale.

 

Il cimitero accoglie 1409 tombe di letterati, artisti, mercanti e fra le molte persone famose sepolte ci sono

Elizabeth Barrett Browning, Walter Savage Landor, Beatrice Shakespeare ed Edward Claude Shakespeare

ultimi discendenti di Shakespeare e lo svizzero Giovan Pietro Vieusseux, fondatore del Gabinetto Vieusseux.

 

Il pittore svizzero Arnold Böcklin (che qui aveva sepolto in tenera età la figlia Mary) si ispirò a questo cimitero isolato fra le strade per realizzare il quadro "L'isola dei morti" capolavoro del Simbolismo europeo di fine Ottocento.

 

 

A questo quadro si ispirò poi il celebre compositore Sergei Rachmaninoff

per la sua Op. 29

anch'essa intitolata "L'isola dei Morti".

 

 

 

evento realizzato

in collaborazione con la

Chiesa Evangelica

Riformata Svizzera

 

per gentile concessione del

signor Kraft

 

e il cordiale aiuto di

suor Julia

Paolo Coccheri

 

23 maggio 2010